Scacco al Re. La rivincita di Capitan Pizza.

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La partita a scacchi fra Grillo e Pizzarotti dura ormai da più di tre anni, da quando l’accensione dell’inceneritore di Parma ha certificato la fine di un amore mai nato. I giocatori si sono inizialmente studiati, con scaramucce su Facebook e sul blog: Grillo che rinfacciava a “Capitan Pizza” le promesse elettorali non mantenute, il sindaco che rispondeva rivendicando autonomia decisionale e contestando la linea Casaleggio-Grillo sulle espulsioni dei parlamentari. Una guerra fredda in cui nessuno aveva il coraggio di sferrare l’attacco decisivo.

Questo equilibrio precario ha retto sino a maggio di quest’anno, quando Grillo, approfittando della vicenda dell’avviso di garanzia tenuto segreto, ha  deciso di passare all’azione e sospendere Pizzarotti e l’intero consiglio comunale.

Quella di Grillo è stata però una mossa avventata. Sia nei tempi, a pochi giorni dall’avviso di garanzia ricevuto da Nogarin, sia nei modi, con la solita mail del misterioso Staff di Beppe Grillo. Di solito in questi casi, alla sospensione del capo viene apposto il sigillo democratico con una votazione in rete, ma stavolta ad essere colpito non era un anonimo deputato di cui potersi liberare facilmente, stavolta sotto processo era finito il “conquistatore di Stalingrado“, il primo Sindaco Pentastellato di un capoluogo. Il protagonista della vittoria che ha lanciato l’incredibile volata delle elezioni del 2013.

Grillo decide allora di temporeggiare, lasciando Pizzarotti nel limbo della sospensione, sperando che fosse lui ad abbandonare il Movimento per fondare un nuovo partito composto da espulsi e dissidenti M5S. Ma Pizzarotti ha piani diversi. Pazientemente si siede sulla riva del fiume ad aspettare, e comincia una guerra di logoramento sui social network, stando sempre attento a non superare il limite per non perdere completamente il favore degli attivisti. Perché nonostante tutto Capitan Pizza gode ancora di un buon seguito fra gli attivisti della prima ora, che sono la maggioranza degli utenti registrati a votare sul Blog e su Rousseau, e lo gode perché in fondo è lui ad incarnare al meglio i valori originari del Movimento. Quello delle Liste civiche 5 stelle, un Movimento costruito dal basso e non con decisioni calate dall’alto di un direttorio nominato dal capo.

E ora, con l’archiviazione dell’inchiesta a suo carico, avvenuta proprio nel mezzo della tempesta che ha travolto la Raggi a Roma, Pizzarotti ha piazzato il suo personale Scacco al Re. Grillo non può più temporeggiare, ora tocca a lui decidere che mossa fare. Anche se nessuna delle alternative sembra essere priva di controindicazioni.

Riammettere il figliol prodigo, dopo gli attacchi di questi mesi, significherebbe delegittimare il direttorio (soprattutto Di Maio), e aprire le porte alla nascita di un’opposizione interna che il Movimento non sembra in grado di poter gestire. Un’espulsione, anche se dovesse passare da un voto in rete, rischia invece di danneggiare ulteriormente l’immagine di un Movimento già in crisi dopo le note vicende romane. Il tempo per decidere, con il Referendum costituzionale alle porte e le elezioni amministrative a Parma fra meno di otto mesi, è sempre di meno.

Capitan Pizza intanto, siede sulla riva del fiume e aspetta. Lui ha già vinto la sua battaglia, ha dimostrato che con un po’ di sano pragmatismo, uscendo dalle fantasie del blog e rimboccandosi le maniche, si può governare una città e risanare il bilancio di un capoluogo di 200.000 abitanti. Qualcun altro a Roma sta ancora chiedendosi come fare una giunta.

 EDIT del 28/09/2016

Occorre ammettere che c’era anche una terza opzione che non avevo considerato: cambiare le regole e mettere in votazione un nuovo regolamento con valore retroattivo, con regole ad-personam contro Pizzarotti. Non si finisce mai di imparare come funziona davvero la democrazia 2.0.

EDIT del 03/10/2016

Alla fine Pizzarotti se n’é andato da solo, senza aspettare l’inevitabile espulsione, fra le urla festanti degli attivisti che lo accusano di essere un traditore. D’altronde cercare di discutere con Grillo e i vertici del M5S è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.

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