Uno vale 2 milioni: La farsa del nuovo Regolamento 5 Stelle.

democraziaitalia

Con un breve annuncio sul blog delle stelle, il “nuovo” capo politico del M5S Beppe Grillo ha finalmente lanciato la “Votazione su Regolamento e Non Statuto“. Preannunciata a luglio, dopo che i tribunali di Napoli e Roma avevano sancito l’inadeguatezza dell’attuale regolamento, la votazione si preannuncia essere l’ennesima farsa con l’unico obiettivo di mettere un cappello democratico ad un regolamento che di democratico non ha nulla.

Anche se sul post di presentazione viene trionfalmente annunciato che la modifica “Consentirá a tutti gli iscritti del MoVimento 5 Stelle di proporre in futuro modifiche al testo del Regolamento“, in realtá il suo tema centrale é la regolamentazione di sanzioni ed espulsioni, a cui sono dedicate quasi tre delle cinque pagine del nuovo regolamento.

Un nuovo regolamento che non é stato condiviso in nessun modo durante la fase di stesura, ma viene presentato giá completo e pronto all’uso: il Popolo 5 stelle puó solo decidere se approvarlo (nelle due versioni con espulsioni o senza) o rifiutarlo. E basta leggere la versione del regolamento senza espulsioni per capire che nella pratica le due opzioni sono equivalenti: l’espulsione viene semplicemente rinominata “Sospensione a tempo indeterminato” ma la sostanza non cambia.

Le novitá sostanziali sono poche, e il processo delle espulsioni rimane grossomodo quello kafkiano giá collaudato in questi anni. Il misterioso “Staff di Beppe Grillo”  viene sostituito da un collegio di tre probiviri, scelti fra i parlamentari del M5S, e votati in rete dall’assemblea degli iscritti. Sará loro compito mandare le famose mail di sospensione a chi non rispetta le nuove regole del movimento, fra cui la norma ad-Pizzarottim che prevede sanzioni “per mancanze che abbiano provocato o rischiato di provocare una lesione all’immagine od una perdita di consensi per il MoVimento 5 Stelle, od ostacolato la sua azione politica“.

E stavolta i panni sporchi vanno lavati in famiglia, perché non é piú consentito “se sottoposti a procedimento disciplinare, il rilascio di dichiarazioni pubbliche relative al procedimento medesimo“, pena l’inasprimento delle sanzioni. In pratica, in caso di provvedimento disciplinare si hanno 10 giorni di tempo per presentare la propria difesa, e poi occorre attendere pazientemente in silenzio la decisione dei tre probiviri. Chi osa parlare ai giornalisti (anziché prenderli a schiaffi) pagherá con l’espulsione.

Se il giudizio dei Probiviri non é soddisfacente, la decisione passa nelle mani del Comitato d’appello, composto da tre membri, due nominati dall’assemblea mediante votazione in rete tra una rosa di cinque nominativi proposti dal consiglio direttivo dell’associazione MoVimento 5 Stelle ed uno dal consiglio direttivo dell’associazione medesima. Si puó notare come al crescere del grado di giudizio cresce il controllo diretto del “consiglio direttivo” che ha in pratica il controllo diretto sulle nomine.

Vi starete chiedendo che fine ha fatto il giudizio della rete. Tranquilli c’é ancora, e  come da tradizione la sua decisione “è definitiva ed inappellabile”, ma la votazione puó essere attivata solo su iniziativa del  capo politico del MoVimento 5 Stelle. In pratica sulle espulsioni si vota solo se e quando lo decide Grillo, che fra le altre cose ha anche il potere di ridurre o annullare le sanzioni a suo piacimento.

Qualche inguaribile ottimista potrebbe obiettare che, anche se imperfetto, adesso il Regolamento puó essere liberamente modificato su proposta degli iscritti: bastano 3000 firme autenticate  per avanzare la propria proposta. Il problema é che per essere ammessa a votazione online, la proposta dovrá ottenere in una settimana (votando solo dalle 10:00 alle 18:00, quindi in pieno orario lavorativo) il sostegno di almeno 1/5 dei circa 130.000 attivisti (stime 2015) che hanno diritto di voto. Una soglia di sbarramento al 20% che fa impallidire l’Italicum di Renzie; basti pensare che l’affluenza media, anche per le votazioni online piú importanti, supera raramente il 40%. Un consenso difficilissimo da raggiungere in un Movimento frammentato e privo di strutture intermedie, in cui l’unica piattaforma di discussione é il blog del padrone.

Alla fine la sostanza del regolamento é tutta qui: decide il “Capo politico del movimento” non eletto da nessuno (no, non stiamo parlando di Renzie) e chi dissente viene giudicato e sanzionato dagli “uomini di fiducia del capo”. E per assurdo piú persone partecipano a questa farsa piú il capo si rafforza. Se come nel sogno utopico di Casaleggio Senior tutti i 9 milioni di elettori che hanno votato M5S alle elezioni politiche 2013 si registrassero al sito  per votare, il 20% necessario per proporre qualche cambiamento alle decisioni del capo diventerebbe una soglia impossibile da raggiungere. Uno vale (circa) due milioni. Alla faccia della democrazia diretta.

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