Je Suis Sofficino: Prove tecniche di censura a 5 stelle.

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Il boicottaggio degli elettori 5 stelle nei confronti dei prodotti Findus e Vileda a prima vista può far sorridere, ma è in realtà l’ennesimo sintomo della grave allergia che il  Movimento ha nei confronti delle critiche e della libera informazione. Quella stessa allergia che, neanche un mese fa a Palermo, ha portato gli attivisti presenti a Italia 5 Stelle ad aggredire con spinte e schiaffi i cronisti arrivati per intervistare Virginia Raggi.

L’insofferenza di Grillo, e di conseguenza dei 5 Stelle, nei confronti dei giornalisti ha radici antiche. Non a caso il secondo Vaffanculo Day é stato interamente dedicato a loro, e lui stesso in ogni comizio non perde occasione per ribadire con insulti e minacce il suo disprezzo nei confronti della categoria, sbandierando in supporto delle sue accuse il triste 77° posto nella classifica per la libertá di stampa (ignorando che proprio le minacce sono uno dei motivi che hanno spinto l’Italia così in basso).

Urlare dal palco “Son tutti contro di noi” ha il duplice obiettivo di compattare il Movimento, e delegittimare qualsiasi voce critica nei confronti di esso. Gran parte degli elettori 5 Stelle è ormai prigioniera all’interno di una bolla ideologica creata abilmente dalle centinaia di pagine Facebook controllate dalla Casaleggio Associati, e diffida di qualsiasi notizia riportata dai media tradizionali. Siamo arrivati a un punto tale che quasi un terzo degli Italiani bolla come disinformazione articoli e inchieste scritti da giornalisti qualificati, ma accetta e condivide entusiasticamente qualsiasi post con il marchio 5 stelle.

L’aria che tira, per l’informazione in Italia, è sempre più pesante. Il popolo grillino, opportunamente addestrato per anni sul blog con gli insulti al “Giornalista del giorno”, è diventato una perfetta macchina da guerra contro la stampa dissidente. Agli insulti si sono aggiunte le minacce, le segnalazioni di massa su Facebook e Twitter per rimuovere i post sgraditi, le aggressioni fisiche e ora anche il boicottaggio degli sponsor.

Un escalation preoccupante per un partito che sinora è stato solo all’opposizione. Rimane solo la speranza di non sapere mai cosa potrebbe succedere se arrivasse davvero al potere. Il 180° posto dell’Eritrea non è poi così lontano.

Lettera di un sardo ad Alessandro Di Battista.

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Caro Alessandro,

Grazie per essere venuto in Sardegna a spiegarci perché votare NO al Referendum Costituzionale. E’ vero, in Sardegna ci sono due ottime facoltá di Giurisprudenza in cui insegnano emeriti costituzionalisti, e abbiamo dato i natali a due presidenti della Repubblica su dodici, ma in fondo noi sardi abbiamo sempre avuto bisogno di qualcuno che arrivi da fuori a dirci cosa fare e come votare.

Prima di te sono venuti in tanti a farci promesse: Andreotti, Berlinguer, Almirante, Craxi, Prodi, Berlusconi, Renzi, persino Salvini! Li abbiamo sempre accolti a braccia aperte (a parte Salvini, perché a tutto c’é un limite); piazze piene e festanti, convinte di aver trovato finalmente qualcuno in grado di risolvere gli atavici problemi della nostra terra. Piazze che poi rimanevano immancabilmente deluse non appena il politico di turno prendeva l’aereo per ritornare a Roma.

Ma tu sei diverso! Il Movimento é diverso! Voi volete davvero il bene della nostra isola! E per questo noi sardi vi abbiamo votato in massa alle elezioni del 2013: primo partito politico con quasi il 30% dei voti. Vi aspettavamo anche per le elezioni regionali del 2014, convinti di potervi dare le chiavi del palazzo regionale. Con il Centrosinistra sconvolto dal caso Barracciu e il Centrodestra diviso fra Pili e Cappellacci, la vittoria sembrava a portata di mano. Certo, c’erano un po’ di litigi per mettere insieme le liste, screzi normali in un Movimento giovane, niente che un intervento dall’alto non potesse risolvere.

Ma Grillo non aveva tempo per la Sardegna, e cosí da bravo padre-padrone decise di tagliare la testa al toro e non concedere il simbolo a nessuno dei litiganti. Niente liste, nessuna alleanza, invito all’astensione e regione consegnata alla scalcagnata guida di Francesco Pigliaru. Ma se non siamo in grado di fare una lista è colpa nostra, non certo tua caro Alessandro. Voi cittadini 5 stelle vi tagliate lo stipendio e difendete ogni giorno la Sardegna in parlamento! Come dimenticarsi la battaglia che avete portato avanti in difesa dell’ALCOA? La senatrice Manuela Serra che piange in aula mentre parla della situazione dei lavoratori. Quanti like e quante visualizzazioni ha fatto quel filmato! Peccato che l’ALCOA poi abbia chiuso e stia per iniziare lo smantellamento. Ma quella é colpa di Renzi, non certo vostra. Voi avete combattuto con le vostre armi. Clicca mi piace e Condividi se sei d’accordo.

Non é colpa tua se ad Assemini il consiglio comunale 5 Stelle non é in grado di approvare un bilancio in tempo; non é colpa tua se a Carbonia la neo eletta sindaca Paola Massidda copia (sbagliando) il programma di un altro comune; non é colpa tua se a Porto Torres il sindaco non é semplicemente in grado di governare. Li abbiamo eletti noi, non tu. Uno vale uno, siamo noi a doverci dare da fare, e denunciare quello che non funziona. Peccato che poi, quando qualcuno decide di denunciare quello che non funziona, arrivino le lettere di espulsione dello staff di Grillo. Perché uno vale uno, ma Beppe è il capo. E tu lo sai bene che bisogna sempre dare ragione al capo.

E allora grazie per le tue illuminanti parole. Non importa se gran parte delle tue motivazioni per il No erano sconclusionate e faziose. Non importa se persino qui in Sardegna sappiamo che il premier non è eletto, ma è nominato dal presidente della repubblica, e che rinunciare al bicameralismo non ci trasformerà in una dittatura come l’Argentina del 1976 (meno male che stavolta avete citato l’Argentina e non il Venezuela come di Maio). Noi abbiamo fiducia in te. Sappiamo che ci vuoi bene e che fai un sacco di sacrifici per noi sardi, l’hai dimostrato portando la bandiera dei Quattro Mori sul palco e mettendola sotto il tuo casco. L’hai fatto perché ci credi veramente, non per scattare una foto simbolo da condividere su Instagram. Un politico che non ha bisogno della scorta non farebbe mai una cosa del genere.

Grazie di tutto Dibba. Ti aspettiamo alle prossime elezioni, quando servirá di nuovo il nostro voto. Nel frattempo continueremo a condividere le tue foto su Instagram, e aspettare che il Movimento faccia davvero qualcosa di concreto per la nostra isola.

Un cittadino Sardo.

Il re è nudo: Perché la sentenza di Napoli può distruggere il Movimento 5 Stelle

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Nel turbine di notizie di questi giorni, fra la strage di Nizza e e il tentato colpo di stato in Turchia, è quasi passata inosservata una sentenza che potrebbe avere pesanti ripercussioni sugli equilibri politici interni del Movimento Cinque Stelle. Il Tribunale Civile di Napoli ha infatti sospeso l’espulsione di 36 attivisti del M5S, che erano stati allontanati dal Movimento a febbraio 2016 con l’accusa di aver creato un gruppo segreto su Facebook per influenzare la scelta del candidato sindaco.

Non è la prima volta che il tribunale accoglie un ricorso degli espulsi. Era già successo a maggio di quest’anno quando il tribunale di Roma aveva ordinato di reintegrare 3 attivisti, fra cui il possibile candidato sindaco Antonio Caracciolo. Quello che rende la sentenza di Napoli interessante sono le motivazioni portate in favore del reintegro. Per il giudice della settima sezione del Tribunale “nonostante che il Movimento cinque stelle nel suo statuto (“Non Statuto”) non si definisca “partito politico”, e anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire partito (cfr. art. 49 Cost.)” inoltre “deve senz’altro riconoscersi che vi é un diritto politico e un interesse morale dell’associato a non essere escluso dall’associazione politica di cui faccia parte senza un grave motivo o senza le garanzie di un procedimento decisionale conforme alle norme di legge” (Qui trovate la sentenza completa).

La sentenza mette nero su bianco un principio sacrosanto, ma per troppo tempo ignorato dal partito pentastellato: non basta chiamare un partito “Movimento” e uno statuto “Non Statuto” per avere il diritto di espellere a piacimento qualsiasi dissidente mediante una semplice mail.

Inoltre nelle pieghe della sentenza viene dichiarato nullo il Regolamento pubblicato da Grillo sul suo Blog nel 2014 che nelle intenzioni del fondatore avrebbe dovuto regolamentare le espulsioni, perché tale regolamento non è mai stato approvato dall’Assemblea degli iscritti del “MoVimento 5 Stelle” (con la V maiuscola). Il regolamento pubblicato sul sito é infatti quello dell’associazione “Movimento 5 Stelle”, fondata il 18 dicembre del 2012 da Grillo, suo nipote e il suo commercialista per poter partecipare alle elezioni nazionali 2013 (in questo interessante articolo la storia completa) e non può essere applicato ad un’associazione pre esistente. Su queste basi quasi nessuna delle espulsioni operate da Grillo in questi anni é legittima, visto che nessuna di esse é stata mai operata seguendo le “norme di legge”, ovvero una discussione democratica.

Questa sentenza non svela nulla piú di quanto era già noto da tempo, ma ha lo stesso valore del bambino che urla “Il re è nudo” nella celebre fiaba di Andersen: il Movimento 5 Stelle è un partito come tutti gli altri e deve dotarsi di organi democratici interni, altrimenti correrà il rischio di essere trascinato in tribunale (e perdere) ogni volta che prenderà una decisione. Anche rispettare la democrazia interna in un’associazione è onestà. Bisognerebbe ricordarlo ogni volta che qualcuno ripete la solita litania “noi siamo diversi”.

Il lato oscuro della comunicazione 5 stelle

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La forza propulsiva del Movimento 5 Stelle è stata sin da subito l’incredibile capacità comunicativa, inizialmente attraverso il megafono dei comizi di Grillo e i post del blog, poi via via in maniera sempre più liquida e diffusa attraverso tutti i social media. Gli slogan del Movimento viaggiano ormai giornalmente di bacheca in bacheca, in un mix di attacchi al governo, celebrazioni delle mirabolanti imprese pentastellate e promesse elettorali che fanno impallidire il milione di posti di lavoro di Berlusconi. 

Ci son voluti tre anni e il sorpasso nei sondaggi perché Renzi se ne accorgesse, decidendo di affrontare il problema durante la direzione del PD. Purtroppo per lui sbagliando sia la citazione di Casaleggio, «Ciò che è virale è vero», sia il post (bufala) scelto come esempio sui 3000 dirigenti licenziati dalla Appendino. Il doppio errore del premier ha permesso a Casaleggio Jr. di rimandare le accuse al mittente con annessa minaccia di querela, sviando abilmente l’attenzione dalle numerose ombre della macchina comunicativa dei cinque stelle.

Il post bufala sulla Appendino infatti non è altro che una caricatura delle migliaia di post simili rilanciati giornalmente dalle pagine dei volenterosi attivisti 5 stelle. Queste pagine sono centinaia,  tutte rigorosamente non ufficiali, ma con nomi come M5S Unica Speranza d’Italia, Italia a 5 StelleVogliamo il Movimento 5 stelle al governo, Club Luigi Di Maio, W il M5S. Dopo la “svolta istituzionale” del Movimento, volta a conquistare i voti degli elettori moderati, a queste pagine è rimasto il compito di mantenere la fidelizzazione dell’elettorato “incazzato” del movimento, il popolo del “Vaffanculo Day”, quello dei commenti sessisti sul famoso post “Cosa faresti se ti trovassi in macchina la Boldrini“.

Queste pagine mettono effettivamente in atto la strategia maldestramente denunciata da Renzi, «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», ma lo fanno in maniera tale che nessuna di queste bugie possa essere ricondotta agli organi ufficiali del movimento. In caso di post violenti, diffamanti, o riportanti notizie palesemente inventate, gli esponenti M5S possono serenamente tirarsi fuori dalle polemiche dichiarando che tali pagine non sono in alcun modo legate a loro. Allo stesso tempo l’utilizzo del logo “Cinque Stelle” in tutte queste pagine lascia agli utenti meno smaliziati l’idea di trovarsi davanti a una pagina ufficiale gestita dal Movimento.

E’ evidente che tale strategia non puó essere casuale, come dimostra anche il fatto che spesso e volentieri il sito di notizie TzeTze.it, gestito dalla Casaleggio Associati, condivide  i post di queste pagine, in modo da dare loro maggiore visibilità, stando però ben attento ad evitare tutti i post piú controversi.

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Siamo di fronte a un canale di comunicazione parallelo a quello ufficiale, gestito in maniera professionale, che nutre i peggiori istinti dell’elettorato semplificando i contenuti e riducendoli a degli slogan sensazionalistici ripetuti ossessivamente. Un continuo lavaggio del cervello che milioni di persone subiscono giornalmente e che ha costruito nelle loro menti un mondo immaginario diviso in eroi senza macchia (5 Stelle)  e in perfidi ladri corrotti (PD) degni dei peggiori insulti.

Una rete di informazione senza alcun controllo, il cui unico obiettivo è fomentare i peggiori istinti dell’elettorato pur di guadagnare qualche voto sfruttando la disperazione e l’ignoranza delle persone. Un’operazione irresponsabile che non considera le terribili conseguenze che può portare la radicalizzazione di un elettorato già provato dalla crisi. Un’operazione di cui il M5S è quantomeno complice, se non artefice, visto che non ha mai preso ufficialmente le distanze da questo tipo di propaganda.

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#Emmanuel, ovvero il tabú del razzismo a 5 Stelle

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Da diversi giorni, su tutti i giornali italiani, l’argomento principale è la morte di Emmanuel Chidi Namdi, rifugiato nigeriano di 36 anni, deceduto a seguito di un pugno ricevuto da Amedeo Mancini ultrà della Fermana. Anche sui social media la notizia ha avuto un fortissimo risalto, inondando le nostre bacheche di Facebook e Twitter del solito mix di post strappalacrime, analisi sociologiche, giustificazionisti, attacchi al governo e all’invasione di immigrati.

In tutto questo risulta difficile credere che in un partito attento alla comunicazione come il Movimento 5 Stelle, nessuno dei “Social Leader” abbia trovato il tempo di dedicare almeno un tweet all’argomento. Andando a scorrere nella bacheca Facebook di Di Battista, troviamo solo una lunga serie di post dedicati al MontePaschi e allo scandalo che coinvolge il fratello di Alfano. Di Maio invece ci aggiorna sul suo tour di Israele e Palestina, alternando in perfetta par condicio un post filo-israeliano e uno filo-palestinese. Carlo Sibilia trova il tempo di scrivere un post confuso sulle stragi razziali in USA, in cui riesce a schierarsi sia con la polizia che con i neri, e ci inserisce un breve cenno alla morte di Emmanuel e alla strage di Dacca. Nel mezzo Tze-Tze, l’aggregatore di notizie della Casaleggio Associati, decide comunque di fare un po’ di click-baiting per raccogliere fondi per Rousseau.

L’unica eccezione a questo muro di gomma è Roberto Fico, che dopo quasi 4 giorni di silenzio decide di postare una riflessione il piú “politically correct” possibile per prendere le distanze dalle dichiarazioni di Salvini e Gasparri sulla vicenda. E facendo una rapida selezione dei commenti si capisce subito il motivo di tanta reticenza da parte dei parlamentari pentastellati nel trattare la vicenda.

Fico

E’ bastato un post (raramente) di buon senso a tirar fuori il peggio dell’elettorato grillino, che dal 2013 ad oggi ha completamente spostato il suo baricentro a destra come dimostrano i recenti exploit nei ballottaggi. Le posizioni dure sull’immigrazione portano voti, questo Grillo lo sa bene, e non vale la pena perderli per difendere la memoria di un nigeriano permaloso che aggredisce un povero italiano solo per un banale sfottò da stadio.

Per carità, siamo in democrazia e ciascun partito è libero di portare avanti le sue posizioni in tema di immigrazione. Sarebbe però un segno di grande “onestà” da parte del Movimento prendere pubblicamente una decisione in tal senso, anziché continuare a nascondersi fra gli ignavi per rastrellare i voti sia degli “assistenzialisti” sia degli “aiutiamoliacasaloristi”. Un anno fa Vittorio Bertola aveva osato prendere una posizione sull’immigrazione sul blog di Grillo, abbracciando quasi completamente le posizioni di Salvini. A seguito dei commenti indignati della “componente di sinistra” del Movimento, Grillo aveva preso le distanze dal post definendola una “riflessione personale”, e Bertola, diventato di colpo impresentabile,  è stato fatto fuori dalla giunta Appendino nonostante fosse il capogruppo 5 Stelle in comune a Torino.

L’unica posizione ufficiale del movimento rimane quella dell’assurdo banner in testa alla pagina “Aiutiamoli a casa loro (ma senza essere razzisti)”. Con il marchio “5 Stelle Europa”, simbolo dell’alleanza  con Farage e i neonazisti Polacchi. Una rielaborazione in chiave 2.0 della celebre “Io non sono razzista ma…”.

P.S.

In molti mi hanno fatto notare che il post da cui è tratto il banner in realtà usa lo slogan per mettere in risalto l’ipocrisia dei politici. Ironicamente peró riassume alla perfezione anche l’ipocrisia delle proposte del M5S in ambito di immigrazione  “per fermare gli sbarchi illegali, ma soprattutto per salvare tutti: gli italiani, troppo spesso dimenticati, e i rifugiati, costretti a fuggire dalle loro terre di origine per arrivare in un Paese oramai allo stremo“.