Il caos di Roma spiegato ad Andrea Scanzi.

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Ciao ragazzi. Stamani ho ricevuto una telefonata da un mio vecchio amico, Andrea Scanzi: sì, quello che conosce Roger Waters dei Pink Floyd. Mi ha chiesto di spiegargli quel che è successo a Roma. Ne è nato questo dialogo.

Ciao, Dibba.

Ehilà, Andrew. Tutto bene?

Ma sì, dai. Sto ultimando il nuovo libro sulla cellulite della Boschi, ho scoperto una nuova cura per il cancro e già che c’ero ho infettato il Mac di Marco (Travaglio, NdA) con un virus creato da Civati. Tu?

Bene anch’io. Sempre in giro per l’Italia con il mio scooterone per portare il verbo di Beppe ai cittadini, mentre lui sta in Costa Smeralda. Sono stanco morto, ma felice. Dimmi tutto.

Volevo che mi spiegassi un po’ la vicenda di Roma. Ancora non ne hai scritto.

Ah, quella. Guarda, io ci provo, ma è una rottura di palle gigantesca. Se ne parla ininterrottamente da dieci giorni e il mio grattuggiamento di zebedei è davvero totale. Una roba che neanche gli interventi al senato di Vito Crimi.

Chi è Crimi?

Nessuno. Un tizio che dorme e quando si sveglia parla di piedi sporchi.

Ah. Ti sta stupendo la vicenda romana?

Per niente. Non mi stupisco dal 1848.

Ti capisco. Io dal 1492 con la scoperta dell’America.

Già. Prima delle elezioni avevo scritto che sindaci M5S erano principianti senza particolari capacità, che avrebbero governato sotto la costante minaccia di un contratto-capestro firmato con un misterioso Staff non eletto da nessuno, e che al primo avviso di garanzia sarebbero stati processati sommariamente su internet da migliaia di fanatici dell’integrità.

E infatti. Purtroppo io non sbaglio mai. Come te.

Io sbaglio molto meno di te.

Vero. Scusami, Andrew. I sondaggi danno il M5S a picco. Per alcuni ha perso un punto, per altri 4. I sondaggi sono irrilevanti. In realtà gli elettori si son bevuti la stronzata che sia stato tutto un complotto dei poteri forti, e continuano a sostenere ciecamente la Raggi nonostante tutto. Mi è bastato salire su un palco con Beppe a urlare “HONESTA’!1!” per salvare la situazione prima che degenerasse.

Che hanno combinato i 5 Stelle a Roma?

Una serie discreta di disastri, figli di lotte di potere e incapacità. Roba decisamente grave, ma se sbaglia la Raggi sono “errori di gioventù” mentre quando sbagliava Marino erano “azioni criminali” anche se si trattava di una multa per divieto di sosta.

Quindi sono innocenti?

Dipende cosa intendi per “innocenti”. Lo sono da un punto di vista penale (per ora), non lo sono da un punto di vista relativo alla sincerità. E la sincerità è importante. Specialmente se hai passato gli ultimi tre anni a rompere i coglioni a tutti chiedendo trasparenza totale.

I loro errori più gravi?

Beh, anzitutto quel fantomatico contratto che toglie ogni libertà di manovra alla Raggi. Poi l’alleanza elettorale sottobanco fatta con la destra alemanniana, che ha portato alla nomina di gente come Marra. Poi la Raggi e la Muraro che, come dilettanti, hanno tenuto nascosto per quasi due mesi un avviso di garanzia. Pazzesco: come pensavano di uscirne fuori? Speravano l’avviso di garanzia venisse ritirato senza che nessuno ne sapesse niente?

Poi?

Di Maio che dice di avere frainteso la mail! Già mezza Italia ti prende per il culo perchè non hai nemmeno una triennale in giurisprudenza, e tu ammetti candidamente che non sei in grado di capire un’email. E poi De Dominicis, scelto tramite lo studio Sammarco che è lo stesso di Previti, e mandato via dopo due giorni perché sotto inchiesta. E ancora: le faide tra Direttorio, Minidirettorio e Stocazzo. Errori da disonesti, arraffoni litigiosi e casinisti. Capisco che governare Roma sia difficile e che abbiano tutti contro, ma non gliel’ha mica ordinato il dottore di fare politica.

Grillo continua ad attaccare i giornalisti.

Grillo la butta sempre in caciara. Gli attacchi contro la stampa servono a convincere gli attivisti di avere tutti contro, così che poi si rifugino sulle notizie faziose e rassicuranti pubblicate dal Blog di Grillo, o dalle centinaia di pagine Facebook propagandistiche del movimento. O dal Fatto Quotidiano.

I grillini attaccano anche il Fatto.

Ma no! Ogni tanto il Fatto va un po contro il Movimento per fingere indipendenza, ma nella realtà poi siamo tutti sulla stessa barca. Hai letto la “lettera di scuse” della Raggi scritta da Travaglio? O quando hanno provato a confondere le acque mettendo in mezzo Sala con storie vecchie di mesi come quella dell’autocertificazione, o quella della revoca del segretario generale?  Al Fatto lo sanno, se perdono anche i lettori grillini è la volta che chiudono davvero.

Di Pizzarotti che mi dici?

Che è uno dei pochi sindaci 5 stelle ad aver tutto sommato governato bene, ma purtroppo per farlo si è dovuto sporcare le mani e scendere a compromessi. E così ha prestato il fianco all’attacco della Casaleggio Associati, che non avendo il pieno controllo su di lui ha preferito farlo fuori alla prima occasione utile e senza votazioni. E che il tweet #noleggiosalvagenti ha fatto rodere il culo a parecchia gente alla Casaleggio Associati.

Nei 5 Stelle non esiste democrazia interna.

Sai che scoperta. La democrazia interna nei 5 Stelle non esiste, non è mai esistita e mai esisterà. Il mantra dell’ “uno vale uno” è uno slogan di buona presa e nulla più. Come fa Sibilia a valere quanto Casaleggio che possiede il simbolo? Era ovvio, che non potesse esserci alcuna democrazia in un Movimento posseduto da un’azienda privata, senza statuto e che a sette anni dalla fondazione non ha ancora fatto un’assemblea degli iscritti. Forza Italia al confronto era un fulgido esempio di libertà.

Quindi?

Quindi ai 5 stelle della democrazia interna non frega niente: tanto gli attivisti sono contenti quando votano le leggi su Rousseau e non capiscono di esser presi per il culo. Son convinti che Renzi sia un dittatore perché non è stato eletto da nessuno! Ma da quando in qua il premier in Italia si elegge? Non siamo mica una repubblica presidenziale. Adesso fra un mese ci sarà la farsa dell’incontro nazionale “Italia 5 Stelle” a Palermo con ricchi premi e cotillon. La Raggi rimarrà a Roma e magari sul palco porteranno la Appendino a parlare di menu vegani nelle scuole e dei pomeriggi passati a raccogliere alghe sul Po.

Almeno la Appendino sta governando bene!

Dipende da cosa intendiamo per bene. E’ stata sicuramente brava all’inizio a fare delle mosse di grande effetto mediatico come il taglio del 30% agli stipendi di giunta e dirigenti, o la nomina del presidente arcigay come Assessore alle Famiglie. Ha approfittato del fatto di aver trovato una città con i conti in ordine e ben amministrata da Fassino. Poi però ha iniziato a dare chiari segni di dilettantismo con le teorie pseudo-scientifiche sulla nocivitá del  wi-fi,  e la gestione della vicenda sulle alghe del Po. Son passati solo due mesi, diamole tempo. Non tutti hanno il talento della Raggi nel fare casino.

Scusami, ho quasi finito. La Raggi dovrebbe dimettersi?

E per cosa? Perché dopo due mesi non ha ancora un capo di gabinetto e un’assessore al bilancio? Perché ha fatto dimettere in un sol colpo i dirigenti di ATAC e AMA, che l’hanno accusata di ingerenze indebite? Perché per salvare la faccia del Movimento sarà costretta da Grillo a dire no alle Olimpiadi, senza nemmeno chiedere ai cittadini come promesso? Se l’incompetenza fosse motivo di dimissioni, nel Movimento non rimarrebbe al suo posto quasi nessuno.

No, rimarrà al Campidoglio per qualche tempo ancora, sino a che Grillo non deciderà che è tempo di staccare la spina e toglierle il simbolo. E avanti il prossimo agnello sacrificale, sempre nel nome dell’onestà.

Capito tutto. Grazie, Dibba. Ci sentiamo.

Shine on, Andrew.

Cinque motivi per non votare 5Stelle alle amministrative

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Le elezioni amministrative del 5 giugno si avvicinano e, secondo i sondaggi, stavolta il Movimento 5 Stelle ha la grande occasione per fare il colpo grosso, aumentando esponenzialmente il numero di città sotto il proprio controllo. Oltre alla crescita del Movimento e alla progressiva fidelizzazione della base dei votanti, a giocare a favore dei candidati grillini è il probabile supporto al ballottaggio dei voti della Lega e di tutto il fronte anti-renziano, che non perderanno la ghiotta occasione di usare queste elezioni per indebolire la posizione del governo.

Ma se nelle passate elezioni amministrative si poteva aver la tentazione di votare il Movimento 5 Stelle per “metterlo alla prova” o per “fare un dispetto a Renzi/Berlusconi”, stavolta una scelta simile presenta  una serie di rischi che non andrebbero sottovalutati da chi ancora possiede un minimo di senso critico.

  1. A Roma, Bologna e Torino tutti i candidati del M5S  hanno dovuto firmare un contratto che di fatto priva il Sindaco e il consiglio comunale della propria autonomia. Clausole come «Le proposte di nomina dei collaboratori (7b) dovranno preventivamente esser approvate dallo staff coordinato dai garanti del M5S» e «Le proposte di atti di alta amministrazione, e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico legale a cura dello staff coordinato dai garanti del M5S» oltre ad essere illegali non fanno altro che commissariare questi comuni sotto il controllo di un organo centrale non eletto dai cittadini. Lo stesso organo centrale che in qualunque momento può obbligare un eletto a dimettersi «qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice con decisione assunta da Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online». E la disobbedienza stavolta costerà cara, vista la multa di 150.000 euro per chi trasgredisce agli ordini.
  2. È evidente che il contratto sarà una pesantissima spada di Damocle sopra la testa dei sindaci pentastellati. Con la legislazione attuale i rischi per un amministratore locale sono innumerevoli, qualsiasi bando o nomina può portare a indagini e denunce da parte degli esclusi. Queste indagini per un amministrazione normale sono solo delle noie legali, ma come già visto nei casi di Parma, Livorno e Quarto in caso di amministrazione cinque stelle porterebbero allo psicodramma e alla fine della legislatura. Come si comporteranno allora gli amministratori M5S quando saranno chiamati a delle scelte più complesse rispetto al riparare una buca stradale? La cosa più probabile è un aumento esponenziale dei tempi per ogni atto amministrativo e il ricorso esasperato al parere “dall’alto” per minimizzare i rischi, col risultato di ridurre ulteriormente la già poca autonomia dei comuni.
  3. Per trovare qualcuno in grado di governare una città in condizioni simili, sarebbe stata necessaria un’accurata selezione fra le migliori menti politiche rimaste in Italia. Le “Comunarie 5 Stelle” sono state invece la solita farsa, con il picco raggiunto a Milano dove Patrizia Bedori è prima stata eletta candidato sindaco da meno di 300 persone, e poi fatta ritirare a pochi mesi dalle elezioni perché poco telegenica e sgradita a Casaleggio. Non che dalle altre parti sia andata meglio; a Bologna troviamo Massimo Bugani, candidato unico imposto dall’alto senza votazioni, a Napoli invece il milanese Matteo Brambilla si trova candidato sindaco con soli 276 voti. Questo per tacere della selezione dei consiglieri comunali, fatta in base alla semplice anzianità di tessera e non in base a criteri di merito. Certo, rimangono sempre gli assessori “chiamati in base al curriculum”, ma chi giudicherà i CV e in base a quali criteri? La risposta ce la dà ancora il famoso contratto: sarà il misterioso (e non eletto) “staff coordinato dai garanti del M5S” a decidere tutto.
  4. Il M5S correrà da solo in tutti i comuni e ha già annunciato che non accetterà alleanze con nessun altro partito, nemmeno ai ballottaggi. Questo è uno dei principi fondanti del Movimento, ma se applicato al governo di un comune si è già potuto verificare che porta rapidamente allo sfascio. In tutti i consigli comunali presieduti dai grillini il clima è di guerra permanente, con le opposizioni pronte ad approfittare di ogni passo falso della giunta spesso anche a costo di sacrificare il bene comune del paese. E le giunte grilline, quasi sempre inesperte, di passi falsi ne fanno parecchi. Inoltre l’elevato tasso di litigiosità interna degli attivisti 5 stelle ha già portato diversi comuni fra cui Parma, Assemini, e Ragusa a trovarsi con maggioranze risicatissime causate da dimissioni e passaggi all’opposizione. Basterà l’annunciata multa di  150.000 euro a bloccare i dissidenti?
  5. Al netto della propaganda grillina che descrive tutti i sindaci 5 stelle come fulgidi esempi di buon governo, i fatti hanno sinora dimostrato che i risultati ottenuti sono  ben al di sotto delle aspettative. Per una Pomezia dove Fabio Fucci è riuscito a risanare un bilancio in rosso di 7 milioni senza alzare le tasse (anche se con delle ombre), abbiamo una Civitavecchia che sta andando dritta verso il default nonostante il sindaco Cozzolino abbia portato al massimo le aliquote Irpef e Imu, aumentato del 10% la Tari e portato la tari dal 2% al 2,5%. A Bagheria il sindaco e un assessore abitano in una casa abusiva. Ad Assemini la tanto pubblicizzata riduzione della TASI è stata compensata dall’aumento della TARI e da un peggioramento netto del servizio di raccolta dei rifiuti che ha portato 8000 cittadini (su 30000) a firmare una petizione per bloccare il nuovo bando igiene urbana proposto dal comune. A Livorno Nogarin ha disatteso quasi tutte le promesse elettorali tagliando indiscriminatamente sul sociale e sui trasporti pubblici, prima di venire travolto dall’inchiesta sull’AAMPS lasciatagli gentilmente in eredità dalla precedente giunta PD. Tutto questo tacendo dei 3 comuni (Quarto, Gela, Comacchio) che hanno perso la certificazione 5 stelle, a cui presto si aggiungerà anche Parma. È vero che in quasi tutti i casi il M5S si è imposto in città dove il malgoverno aveva fatto più danni delle locuste, ma alla prova dei fatti  anche i novelli paladini dell’onestà hanno provato sulla propria pelle che non basta tagliarsi il gettone di presenza per governare bene una città.

Riassumendo, votando i sindaci M5S metterete il vostro comune nelle mani di persone senza particolari doti a parte il Certificato Penale immacolato, scelte con una manciata di voti in base all’anzianità di tessera nel M5S, che governeranno sotto la costante minaccia di un contratto-capestro firmato con un misterioso Staff non eletto da nessuno, e che al primo avviso di garanzia verranno processate sommariamente su internet da migliaia di fanatici dell’integrità. Tutto sommato a me non sembra una buona idea, ma forse sono io a non essere abbastanza onesto.